La fame dei bambini fa notizia?

la fame dei bambini

Se avete superato il titolo e state leggendo un po’ si. Magari pensate a quei bambini con gli occhi giganti e le pance gonfie di fame che ci guardano dalle pagine delle riviste chiedendoci di donare per loro un po’ del nostro budget natalizio.
O magari ai bambini siriani che nella loro fuga hanno fatto tappa e nanna sul pavimento della Stazione Centrale.

Io invece ho scoperto che c’è una fame più vicina a noi e forse, proprio per questo, più nascosta.
Che nelle nostre scuole ci sono bambini che in classe si addormentano perché alle dieci del mattino sono già senza forze. Bambini che non possono fare colazione. Non sono siriani. Non sono africani. Spesso sono italiani.

Non cambiate pagina, ora, solo perché la fame del vicino del piano di sotto non fa notizia quanto quella di un bambino sfortunato dall’altra parte del mondo.
Immaginate invece di scoprire che quel bambino è il figlio del vostro vicino. Quello che tutti i giorni, da dieci anni, vedete uscire in giacca e cravatta per accompagnare suo figlio a scuola e poi andare al lavoro. Ha sempre la stessa cravatta. La stessa borsa del computer. Solo che poi non va più al lavoro, ma lui ha troppa dignità e vergogna per farlo capire a chi gli vive intorno. Anche a voi.
E siccome in fondo è uno di noi, non ha niente di esotico, né una guerra da cui scappare, parlarne è poco attraente.
Solo che come lui, oggi, c’è un italiano su dieci.

Erano 22 le famiglie italiane che lo scorso Natale hanno pranzato alla mensa della Fondazione Fratelli di San Francesco, e tutto fa pensare che quest’anno saranno molte di più. La povertà è triplicata dal 2007, è aumentata del 50% nell’ultimo anno ed è sempre più nascosta. E se andare alla mensa con i bambini è l’extrema ratio, chiedere una scatola di cibo o i pannolini perché a metà del mese non si riesce più ad acquistarli è diventato sempre più frequente.

la fame dei bambini contro lo spreco

Ne abbiamo parlato a lungo, lunedì, al Banco Alimentare Lombardia dove sono stata invitata per toccare con mano cosa si FA al Banco.
Qui si raccolgono le eccedenze alimentari. Che vuol dire tante cose: la scatola di piselli abbandonata alla cassa perché ammaccata, quella dei cereali che a fine promozione si vendono meno, la cassetta di pesche troppo grosse o l’uva troppo striminzita che al mercato ortofrutticolo hanno avuto poco successo e sono destinate alla discarica. Anche il cibo della mensa che non è stato servito torna ad avere un suo perché con il progetto Siticibo. siamo gli unici in Europa a farlo, ogni tanto un primato di cui essere fieri.
Il Banco recupera e redistribuisce tutto il food che è in ottime condizioni per essere consumato. E i controlli sono parecchio severi.

la fame dei bambini frutta e verdura

Perché mi è rimasto addosso quel che ho visto? Perché ho visto FARE.
Ho visto 600 volontari controllare con cura certosina ogni scatoletta di tonno e ridare dignità ad un pacco di pasta un po’ scassato, perché la dignità di chi quel pacco lo riceve passa anche attraverso l’idea che quel che riceve non è uno scarto.

la fame dei bambini banco alimentare


Ho scoperto che i volontari qui non mollano mai, che ci sono ultrasettantenni e ultraottantenni che, armati di scotch, vanno ancora ad aggiustare un’etichetta strappata perché appaia più bella a chi riceve quella bottiglia di olio.
Ho visto preparare spedizioni e consegne con un’organizzazione che farebbe impallidire molte aziende. Ho visto pacchi pronti per raggiungere 9000 (non 90) strutture caritative in Italia (tutta Italia).

la fame dei bambini aiuti alimentari


Ho visto 70 persone che ogni giorno fanno arrivare il cibo a 1300 strutture caritative, recuperando nel 2013 14.300 tonnellate di prodotti alimentari, che in tutta Italia sono diventate 72.000 tonnellate, che in denaro pesano diverse centinaia di milioni di euro risparmiati.
Che però non bastano.

la fame dei bambini banco alimentare lombardia

Così il Banco Alimentare della Lombardia (per gli amici BAL) ha cercato l’aiuto delle aziende produttrici, riuscendo, cosa che può suonare strana, a far incontrare il mondo del profit con il no profit. Perché in realtà i vantaggi ci sono, anche per le aziende e sono diversi.

Qui ho incontrato un’azienda come Kellog felice di aver scoperto che aiutando il Banco Alimentare può evitare di spendere in costi di stoccaggio e smaltimento (chissà che magari anche le tasse sui rifiuti diminuiscano di conseguenza?) e può innescare anche  tra i suoi dipendenti un circolo virtuoso per cui non si butta niente che possa essere recuperato.

E recuperare dà soddisfazione. Ancor più se serve a combattere la fame dei bambini

Difficile? Non così tanto ci raccontano Nuccio Basanisi di Kellog e Marco Manielli, direttore del BAL. Come ogni cambiamento, anche questo richiede un po’ di buona volontà, ma quando si toccano i risultati in azienda per tutti diventa un piacere poter contribuire.  Sembra che quando si comincia a far del bene non si riesca più a fermarsi.

la fame dei bambini kellogs cereali
Kellog l’anno scorso ha donato 12 tonnellate di cereali. Quest’anno ne dona 35. 230 milioni di colazioni nel 2013, che solo in Italia hanno significato iniziare bene la giornata per 1,5 milioni di bambini e famiglie in difficoltà. Il progetto #Breakfast4betterdays (#B4BD per gli amici) suona come un #dirittodiunbuongiorno per il bambino della porta accanto e per quello che fa tappa in Stazione Centrale.

Cosa possiamo fare NOI?
1. Segnalare mense e/o supermercati per recuperare cibo scrivendo a: siticibo@bancoalimentare.it
2. Partecipare alla colletta alimentare, magari organizzandosi con le mamme della scuola per darsi i turni al supermercato del quartiere (a proposito, ho scoperto che donare pasta va sempre bene e non basta mai)
3. Diventare volontari  e dare una mano in un sacco di modi.

Last but not least: insegnare il valore del cibo ai nostri bambini, ogni giorno, a cominciare dalla colazione 😉

kellogs

Mentre ci pensate su, fate tam tam 4 Better Days!
potete partecipare anche voi a “
breakfasts 4 better days”: per ogni confezione di cereali acquistata Kellogg donerà una colazione a Banco Alimentare.

Credits: un grazie per le foto a Marco Piraccini.

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