Dobbiamo insegnare la paura ai bambini?

Non insegnare la paura ai bambini

Photo Via PInterest

Questo non è forse il mondo che vorremmo. Come preparare i nostri figli e non insegnare la paura ai bambini?

Sono cresciuta senza che mi venisse insegnato a non fidarmi, a dubitare. Neanche ad avere paura.
Sono cresciuta un po’ naive ed ancora lo sono. E sono cresciuta senza avere paura, quasi mai.
Forse mi è servito, forse invece sarebbe stato meglio essere preparata al fatto che non tutto né tutti sono buoni, onesti, leali, …

Oggi paura ne ho.

Da quando sono madre, con il senso di protezione è cresciuto anche il timore.
Non per quegli incidenti che con i bambini sono all’ordine del giorno e per difendersi dai quali, resto convinta, serve a poco cercare di prevedere o frenarli dal fare tutto quanto è potenzialmente pericoloso.
La paura non mi ha fatto diventare una madre apprensiva; non le impedisco di correre senza cappotto nel parco, di rotolarsi tra le foglie o di scendere da uno scivolo a testa in giù …
Non mi ha impedito di viaggiare insieme a Cos e farle conoscere quanto più mondo potevo.
Per natura affronto il problema quando si pone, forse perché ho imparato che l’imprevedibile ti frega sempre quando hai cercato di prevedere tutto.

Il problema ora c’è e non so come affrontarlo.
Mi accorgo che non riesco più ad organizzare un viaggio con serenità. Lo faccio lo stesso ma gli aeroporti mi fanno paura, le stazioni e i treni anche. Anche entrare con lei in un museo, camminare lungo la Darsena strapiena di gente la domenica… mi fa pensare che potremmo, in quel momento, ignari, essere al centro di un bersaglio.

Cosa devo insegnarle?
Posso insegnarle a riconoscere la disonestà. A smascherare i bugiardi. A diffidare degli imbroglioni. A evitare gli intolleranti e gli ignoranti, quelli che pensano che la verità è una sola. Ecco anche questo posso insegnarle.
Ma a difendersi dalla paura non glielo posso insegnare.
Vorrei semplicemente che non dovesse averne. Che questo non diventasse mai un freno a vivere una vita piena.

Ma non vorrei un giorno essere terrorizzata perché è andata ad un concerto, o allo stadio, o in un bar. O perché ha preso un treno o un aereo. O perché ha deciso di essere libera e dire, scrivere o disegnare quel che pensa.

Non vorrei doverla preparare a un mondo così e non saprei nemmeno come farlo.

6 COMMENTI

  • Anna Baragiotta ha detto:

    Cara Sabina, mi ritrovo molto nelle tue riflessioni…sono stata una viaggiatrice vagabonding e quasi sempre senza paura…ma due settimane fa durante un viaggio a Londra con i miei due piccoli di 7 e 2 anni per la prima volta ho provato “panico”. Angoscia e claustrofobia in metropolitana…quando viaggiavo da sola la amavo per la potenzialità che ti da di spostarti veloce da un posto all’altro e di studiare fauna umana…questa volto ho provato odio. All’aeroporto di Londra, viaggio di ritorno, quella sera hanno cancellato 150 voli e ritardato il nostro volo di varie ore, impotenti perche non sapevamo se saremmo partiti…ecco allora ho provato un immenso stato d’ansia e di terrore, PAURA ma non per me ma per i miei figli per averli esposti a tutto questo.

    • Sabina ha detto:

      Ciao Anna, capisco e condivido il tuo stato d’animo. A me accade anche per cose ben più piccole di provare timore. Mi sono imposta di ricacciarlo indietro perché se voglio che mia figlia cresca con una sua identità, costruita e non data per scontata, non posso farla vivere sotto una campana di vetro. E’ proprio il vivere in un mondo ristretto ed ottuso che genera quel che vediamo oggi.

  • Lara Gullen ha detto:

    ciao Sabina, personalmente non voglio insegnare la paura a mio figlio, l’obbiettivo che mi sono prefissata è di insegnargli a ragionare con la sua testa, per questo io e mio marito abbiamo scelto di tenerlo lontano da ogni tipologia di religione. Insegnare ai propri figli a pensare, a farsi delle idee, a guardare il mondo da diverse prospettive, penso sia il miglior regalo che si possa fare.
    Noi viaggiamo molto in aereo, praticamente ogni settimana, ma non smetteremo di viaggiare neanche adesso che guardiamo Parigi con gli occhi inondati di lacrime.
    Sono preoccupata? Certo, chi non lo è? Ma i terroristi vogliono questo, controllare con la paura, e io non sono disposta ne come donna, ne come moglie e madre a sottostare alla follia di questi delinquenti.
    Un abbraccio
    Lara

    • Sabina ha detto:

      Ciao Laura, grazie di aver scritto. Mi trovi concorde con le tue scelte. Io ho deciso di non nascondere niente a mia figlia. Di raccontare e di rispondere sempre alle sue domande. Certo, in misura a lei comprensibile, ma tutto, anche questi orrori. Cerco il più possibile di farlo senza esprimere opinioni, lasciando che sia lei ad esprimere le sue e mi commuove vedere come per i bambini il mondo sia molto più semplice di come lo vediamo noi. Spero che sapranno essere migliori.

  • daniandcolf ha detto:

    L’11 settembre 2001 sedevo su una panchina assolata con il mio pancione di 8 mesi e all’improvviso prendermi la responsabilità di mettere al mondo un bambino mi sembrava enorme.
    Nel mezzo ci sono stati anni che hanno dato senso a tutta la mia vita.
    Oggi quella bambina è cresciuta e dall’alto dei suoi 14 anni è lei a dirmi “mamma ho paura”.
    E io vedo il suo futuro in gioco e ho più paura di lei ma credo che come genitore tutto quel che posso fare sia insegnare ogni giorno di più a coltivare l’amore e il rispetto: per la vita, per gli altri e per il mondo.

    • Sabina ha detto:

      Pensa che quello stesso giorno io solo per caso non mi trovavo nelle due torri. Avrei dovuto essere li e invece ho preso un volo in anticipo.
      I nostri figli crescono in un mondo molto diverso da quello che abbiamo conosciuto noi e forse avranno più capacità di noi per comprenderlo e difendersi, quando serve.

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