La fame dei bambini a Expo

La fame dei bambini a Expo

Un percorso a misura di piccoli per capire la malnutrizione e cosa si può fare per evitarla. La fame dei bambini a Expo con Save the Children.

La scorsa settimana sono stata ad Expo. Ho seguito la visita di una classe di bambini al Padiglione Save the Children. A guidarli c’era Francesca Valla, la tata più famosa della TV, da anni impegnata in diverse attività in difesa e a sostegno dei piccoli e insieme a me le mamme-blogger di MammaBollita,  Sono al Mondo e Ricciecapricci.
Un’oretta  in tutto. Quanto è bastato per farmi desiderare tornare a quel padiglione con mia figlia e con tutti i bambini che potrò portare.

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Perché li si impara cosa mangia Tarek, cosa coltiva la sua mamma, cosa cucina, come vive la sua famiglia.
Si scopre che Tarek divide tutto quel che possiede.  Così viene da chiedersi “io quanto spesso lo faccio?” E pensandoci un po’ su i bambini finiscono col dire che così come giocare da soli non è poi così divertente, anche mangiare da soli è meno interessante di condividere il cibo (a patto di farlo a Tv spenta e condendo la cena di chiacchiere).
Una bambina prova a portare al collo un pupazzo-bebè. Lo porta legato a sé con una fascia e così comincia a pensare che nutrire quel bebè è anche trasmettergli amore.
Il cibo è anche affetto

Fin qui la vita di Tarek non sembra tanto diversa dalla nostra, anche se i nostri vestiti sono diversi, come le nostre case.

Poi però i bambini scoprono che la vita di Tarek non è proprio come la loro. La sua mamma cucina sempre riso, fino a che qualcuno con addosso la maglietta rossa di Save the Children non le regala dei semi e non le insegna delle ricette nuove, per esempio per aggiungere delle verdure a quel riso. Sarà un piatto più completo per la sua famiglia.

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A casa di Tarek nessuno sbuffa davanti al piatto e quel che resta non si butta. 

Ci pensano su, i bambini e sì, sono d’accordo che il cibo è anche rispetto. Non va sprecato, non va rifiutato. E se si può si ricicla. In fondo tante nostre ricette sono nate proprio così (il riso saltato, gli arancini, le polpette…). Insegnare queste ricette ai bambini è anche un bel modo per coltivare la cultura del cibo, così come lo è regalare semi.

Ogni alimento ha delle proprietà. Perfino il basilico e tutte quelle erbe che si possono usare in cucina! Basta imparare a conoscere quel che mangiamo. Per esempio cominciando a leggere le etichette di quel che mettiamo nel carrello o coltivando un nostro piccolo orto.

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La faccenda a casa di Tarek si fa dura. Si scopre che non ha l’acqua in casa e che la sua famiglia deve andare fino alla pompa per cercare l’acqua.
Si scopre che la sua mamma è malnutrita e così lo è, inevitabilmente, anche il suo bebè.

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Si scopre anche che ci sono dei centri di stabilizzazione dove quei signori con le magliette rosse aiutano le mamme.
Che quella che sembra una tinozza di plastica, lì è una bilancia e che ci sono dei braccialetti per misurare se un bambino è troppo magro.
Quando vediamo che un braccino può essere largo come due delle nostre dita, cala il silenzio.

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Poi scopriamo che c’è un latte arricchito di arachidi, molto sostanzioso, che aiuta i bambini a rimettersi in sesto. Sembra una merendina e costa 50 centesimi. Il valore di un pasto.

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E impariamo anche che, per quanto caldo possa essere il paese dove vive Tarek, un cappellino di lana aiuta i bebè a non perdere calore.

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E’ venuto il momento del gioco, che però per tanti bambini non è un gioco.
Un percorso ad ostacoli, dove bisogna cercare di superare quello che Tarek e tanti altri bambini nel mondo vivono ogni giorno: terremoto, carestie, tifoni, …

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Si prova a vivere in  una casa come quella in cui oggi vive Tarek. I muri sono fatti con due reti riempite in mezzo con tutto quel che si trova sul posto: sassi, fango, …

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I ragazzi con la maglietta rossa ci fanno anche riconoscere un profumo, quello che respira Tarek tutti i giorni. Beh, non è proprio un profumo.
E’ metallico, ha un odore di copertone bruciato e a nessuno farebbe piacere sentirlo, soprattutto tutti i giorni. E’ l’odore della guerra

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Ci si saluta firmando il braccialetto con chiedere ai politici del Mondo di lottare in concreto contro la mortalità infantile.
Parlare di cibo a Expo è anche farne capire davvero il valore ai bambini.

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Sulla fame dei bambini leggi anche QUI.

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