Perché il #fertilityday non ci piace ma potrebbe funzionare se…

fertilityday

Perché il #fertilityday non sia sterile, ascoltate anche le donne. Le storie di chi ha deciso di avere un figlio comunque e un po’ di riflessioni di pancia.

Dalle reazioni sul web sembra non ci sia una sola donna che non si sia imbufalita di fronte alla campagna per il #fertilityday

Infelice la scelta delle immagini, come dei claim. Da quello che paragona la fertilità all’acqua come un bene comune per cui i figli si farebbero a beneficio della comunità (di mussoliniana memoria,  non sono la sola a pensarlo) all’orrendo “La bellezza non ha età, la fertilità sì”, che forse, tra tutti, è quello che più mi colpisce. Al cuore e alla pancia.

Claim infelici, immagini brutte, e ‘sta clessidra che è uno degli oggetti più assurdi a cui potevano pensare per dare il senso del tempo che passa.

#fertilityday. E l’amore?

Neanche l’ombra di un po’ di amore per le donne, per la gravidanza, per questi bambini che dovrebbero preoccuparsi di dare un futuro al nostro Paese.

Scorro i commenti su Facebook insieme a tre amiche, mentre lavoriamo intorno allo stesso tavolo e una tata condivisa si occupa dei più piccoli dei nostri figli, la soluzione migliore a cui abbiamo saputo pensare per poter lavorare in attesa che riaprano le scuole senza dilapidare un patrimonio in baby sitter.

Mi viene spontaneo chiedere “Ma voi a quanti anni avete fatto il primo figlio?”
39, 36, 41, 39

Sono in ottima compagnia, io che sulla cartella clinica in maternità avevo scritto “primipara attempata” (variante di “gallina vecchia”, che forse mi sarebbe piaciuto di più) e sono diventata mamma alla soglia degli – anta.

Contro ogni statistica tre su quattro di noi non hanno faticato a restare incinta. E’ un caso, ma mi sento di dirlo perché il terrorismo con la clessidra non fa bene a nessuna aspirante mamma, mentre i successi delle mamme tardone si.

Una di noi si che ha faticato. Ha provato con la procreazione assistita due volte all’estero (per una spesa totale di 16.000 euro) e poi in Italia tre volte, con liste d’attesa di un anno.
Suo figlio è arrivato quando ha deciso lui, nel modo più naturale.

Magari i nostri figli sarebbero arrivati prima
se avessimo incontrato prima le persone giuste con cui generarli,
se non ci fossimo tanto concentrate sulla nostra realizzazione professionale,
se oltre alle nostre giovani madri (la mia, all’età in cui io accompagno mia figlia alle elementari, mi aveva già vista laureata) ci fosse stato qualcun altro a ricordarci che  la maternità è un regalo (per sé molto prima che per la comunità).

Un regalo. Non una clessidra né una bomba a orologeria.

Allora perché questa campagna per il Fertility Day non sia sterile, date la parola alle donne e a chi con le donne sa parlare.

Fertility Day. Come renderlo utile?

Formate medici realisti e corretti. Che non ci facciano sentire ragazzine con una vita procreativa davanti quando a 35 anni ci preoccupiamo perché non restiamo incinte, salvo poi ricordarci, quando ne abbiamo 36, che la nostra curva della fertilità ha cominciato a declinare1 0 anni prima.

Ricordate agli uomini che nemmeno la loro vita procreativa è eterna e pensate ad una politica formativa che renda tutti, ragazzi e ragazze, coscienti e consapevoli del loro diritto a procreare, della bellezza e delle difficoltà di maternità e paternità.

Perché noi di donne, a proposito di fertilità ne abbiamo intervistate.

Hanno dieci anni meno di noi, anche quindici. Molte hanno deciso di farlo lo stesso un figlio. Con una carriera comunque in bilico, dicendosi “almeno mio figlio è una certezza, al resto penserò poi”.

E poi ne abbiamo incontrate altre, che di anni ne hanno venti, ma anche quindici e il figlio che aspettano (a sorpresa? come a sorpresa?) hanno deciso di tenerlo, perché quando spingi un passeggino in un paese in cui non hai una formazione per cercarti un lavoro e genitori che ti assicurano che ci penseranno loro ad occuparsi di te e della tua nuova famiglia, allora si che sei qualcuno. Se una madre e socialmente esisti.

Andiamo a leggere anche queste statistiche, prima del 22 settembre, e poi chiediamoci qual’è la clessidra che fa tic tac.

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