Del dire Grazie e altre cose che ti cambiano la vita – #pensapulito

Grazie

Imparare a dire Grazie ha molto a che vedere con la felicità. Ecco perché la Thankfulness è di moda e come allenare la gratitudine.

Gli anglosassoni la chiamano thankfulness e detta così suona davvero una cosa wow!
E infatti è molto di moda.
Tradotto sta per Gratitudine, termine che invece è molto fuori moda e non fa particolare effetto a nessuno (se non a chi pensa immediatamente a parenti o colleghi che non ci hanno saputo apprezzare “quegli ingrati”).
Reset! Non ci siamo.

Lo dico io, che sono più irascibile di Braccio di Ferro e anche se sembro tranquilla (sembro, appunto) ho spesso il desiderio di prendere a morsi le ruote dell’auto che mi ha rubato il parcheggio o attaccare un chewing gum in fronte all’impiegato dello sportello che si muove come Flash, il bradipo di Zootropolis. E da quando non faccio più yoga sono anche peggiorata.
Risultato: unghie rosicchiate, fegato anche, insonnia e un sacco di nuove rughe (Nooo, le rughe nooo!).
Fino a che non ho cominciato a chiedermi cosa fosse questa Thankfulness.

Grazie gratitudine thankfulness felicità

Ma cos’è la Thankfulness? #pensapulito!

Ve la spiego in soldoni.
Si tratta di decidere se vogliamo vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.
Cioè se vedere solo quel che non abbiamo (e diventare blu per l’invidia un po’ di tutto e tutti) oppure riconoscere tutto quello che abbiamo e che non è poi così scontato.
Ok, un po’ è questione di carattere, ma noi possiamo fare la differenza.

Pensaci bene; ci sono sempre un sacco di buoni motivi per dire Grazie!

Posso decidere se sbraitare contro l’impiegato Flash, oppure tenere sempre in borsa un bel libro e godermi quei 10 minuti d’attesa, che altrimenti non avrei dedicato alla lettura
oppure passarli pensando a come mi è riuscita bene la nuova ricetta l’altra sera,
al profumo dei capelli di mia figlia, alle battute di un’amica spassosa (no, non posso dirvele, sono irripetibili), al fatto che un po’ sono riuscita a rosicchiarmi di meno le unghie e magari riesco a smettere …

Posso cercare di ricordare che vivo in un paese che non è in guerra (e non è poco), 
ho un lavoro, una casa e una famiglia (e non è poco), che mi piacciono un sacco (ed è molto).
Posso imparare a fare attenzione a quando la mia gatta mi fa le fusa (un’esperta di Thankfulness, lei), all’albero davanti a casa, che ha già dei boccioli, alla neve che forse (si spera) arriverà,  al piumone caldo,  al week end lungo… e sentirmi grata.

Dire Grazie ci porta molto più vicini alla felicità

La thankfulness dovrebbe servire proprio a questo: farci sorridere, spazzare i pensieri bui, alleggerirci il cuore.
Ci sono un sacco di studi che provano che imparare ad essere grati e pensare pulito ha effetti sulle nostre emozioni, sulla nostra salute, la vita sociale e quella lavorativa, perché rende più rilassati, aiuta la resilienza, non ci fa essere invidiosi, fa tornare in mente ricordi felici ci rende più socievoli e più apprezzati in famiglia e con gli amici, ci fa essere più ottimisti, più sicuri di noi più altruisti, ci fa dormire meglio e ammalare di meno ci rende più decisi e produttivi.

Insomma, a me pare abbia parecchio a che vedere con la felicità e in fondo #pensapulito e gratitudine sono solo questione di esercizio.

Questo post è stato scritto per il progetto Folletto #pensapulito, per promuovere nella vita di tutti i giorni e nei rapporti tra le persone un comportamento corretto, etico, solidale, insomma un modo di pensare pulito, che ci aiuti ad avere un mondo più simile a quello che vorremmo. Ogni mese potete leggere un nuovo post o suggerirmi dei temi. #pensapulito è contagioso!

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