Di quella volta che abbiamo riscoperto la rete

Di quella volta che abbiamo riscoperto la rete

Il caffè insieme, le partite ai giardinetti, pensavamo che la rete ci avesse sottratto tutto questo, fino a che … Di quella volta che abbiamo riscoperto la rete.

Lo abbiamo accusato di essere superficiale, freddo, distante, irreale. Lo abbiamo colpevolizzato per averci portato via ogni forma di empatia, per aver sostituito le emozioni vere con gli emoticon.
Dal caffè insieme al banco del bar alle notti di studio insieme nella biblioteca di Facoltà, fino alle partite di calcio al giardinetto, tutto sostituito da una manciata di caratteri (e quelle orrende K al posto dei ch): messaggi su ogni possibile social, WhatsApp, email, videogiochi condivisi… nella migliore delle ipotesi dei messaggi vocali a ricordarci, se non un volto e le sue espressioni, almeno una voce.

Fino a che quel caffè, quelle giornate di studio in biblioteca, quei pomeriggi ai giardinetti e perfino quegli apericena che non ne potevamo più di chiamare così non ce li ha davvero portati via. Non il web, non i social, ma un virus di quelli contro cui nemmeno il più aggiornato antivirus poteva niente.

Ed ora che tutti ci siamo scoperti o ri-scoperti più umani, deboli, impauriti, ma anche solidali, generosi e pieni di iniziativa quella rete e quei social che tanto abbiamo demonizzato sono stati e sono le nostre braccia, le nostre mani, i nostri occhi, le nostre orecchie, le nostre bocche.

Di quella volta che abbiamo riscoperto la rete

Il web ci ha consentito di tenere in vita la nostra rete, quella delle nostre relazioni, creando maglie più fitte, aggiungendo nuovi fili e trasformandosi per una volta dall’insidiosa rete di ragno in cui avevamo finito col sentirci intrappolati come una povera mosca, a quella del trapezista, che salva la vita a chi sta cadendo e, tra alti e bassi, lo mette in sicurezza e lo fa anche un po’ volare.

I webinar per approfittare di questo tempo dilatato imparando qualcosa di nuovo, magari da qualcuno che si trova dall’altra parte del mondo,
le piattaforme per continuare non solo a studiare, ma anche a vedere i volti di maestre e compagni, o per farci un aperitivo che, anche senza il tintinnio dei bicchieri che si toccano, ci regala due risate e un po’ di leggerezza,
Zoom per fare yoga insieme, cosa che rimandavi da mesi e magari avresti continuato a rimandare se non avessi avuto questa occasione,
gli shop on line, le aziende di delivery, quelle di servizi  che possono prendere il tuo posto quando tu sei troppo debole o a rischio per fare anche le commissioni più semplici,
le letture ad alta voce, le biblioteche digitali, i podcast, le visite ai musei seduti sul nostro divano, …
l’opportunità di provare davvero lo smart working che, se non fosse stata costretta, la tua azienda forse non ti avrebbe mai concesso, …
nello sbando generale in cui ci troviamo questa rete a me sembra quella che facevamo da bambini, intrecciando le braccia, per farci sedere sopra un amico e trasportalo dove voleva.

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