Come imparare ad ascoltare davvero

Come imparare ad ascoltare davvero

Chi è un vero amico? Chi ci presta la spalla, chi ci tende la mano, ma soprattutto chi sa ascoltare. Una dote non comune! Ma ecco come imparare ad ascoltare davvero.

Tutti, proprio tutti noi, speriamo di avere degli amici, almeno un paio, così attenti e disponibili da poter confidare loro i nostri pensieri, problemi ed emozioni più intimi.
Per qualcuno di noi è l’amica di una vita, per altre il compagno, oppure un’amicizia recente con cui si è instaurato un feeling particolare.
Per i nostri figli, almeno fino a che non diventano dei riottosi teenager, tra i migliori amici ci siamo noi (che in fondo speriamo di continuare ad esserlo anche dopo).

I nostri amici migliori sono quelli sempre disposti ad ascoltarci, quelli più fidati sono quelli che non ci fanno sentire giudicati.

Ed eccomi allora con la domanda, che come sempre faccio a me stessa prima di condividerla con voi? Io sono una buona amica? Io so ascoltare?
Me lo sono chiesto perché mi capita di pensare che come ascoltatrice posso di certo migliorare e così ho studiato e cerco da imparare da chi ritengo essere un ottimo ascoltatore.

 

Come imparare ad ascoltare davvero. Qualche dritta da mettere in pratica, secondo me…

 

Essere un buon ascoltatore richiede una grande generosità ed una grande capacità di attenzione. Significa essere disponibili a mettere da parte il proprio giudizio e la propria esperienza personale  per quando (e se) saranno richiesti ed essere, semplicemente, pronti ad ascoltare.

Proviamo ad immaginare tutte le volte che, nel confidare un segreto o un’emozione ad un amico ci siamo trovati di fronte qualcuno che ha risposto con un “ma stai scherzando? no, non lo devi fare!”, oppure “no, non va bene provare questa emozione”.

Insomma, pensiamo a come ci siamo sentiti fin dalle prime parole giudicati, messi in discussione e nelle condizioni di doverci giustificare anziché parlare serenamente.
Ecco, questo non è il tipo di ascolto che ci aspettiamo di trovare in un amico.

Ma allora chiediamoci che ascoltatori siamo noi.

L’atteggiamento più bello, nobile e costruttivo, per creare un vero dialogo, è far sentire l’altro a proprio agio, qualsiasi cosa ci stia confidando. Non l’abbiamo provato tutti?

Forse sarebbe carino prima di tutto imparare a dire: “Grazie, le tue confidenze mi fanno sentire veramente importante per te”. Sarebbe un modo per far sentire a quella persona che c’è davvero un rapporto speciale e che può fidarsi di noi.

Forse potremmo imparare ad essere più ematici anziché giudicare. Per esempio, dire “capisco che questa situazione ti metta molto in difficoltà“ non farebbe sentire l’altro con le spalle al muro come un “No, sbagli“.

Poi potremmo imparare a chiedere “Come ti sei sentito?” invece di mostrare curiosità su dettagli in fondo molto meno importanti dello stato d’animo di chi si sta confidando con noi.

Magari potremmo aiutarlo ad avere un quadro della situazione, ripercorrendo la vicenda o riassumendola al posto suo. Un “Quindi è successo che… e tu ti sei sentito…“ può aiutarlo a focalizzare sulla faccenda, ad averne una visione meno confusa.

E più di tutto forse potremmo imparare a non dare per forza consigli o soluzioni. È vero che è quello che la gran parte degli amici si aspettano, ma magari è più utile dare una mano a trovare da sé una soluzione, chiedendo “Tu che idea ti sei fatta? Come pensi di agire? Come posso aiutarti?“.

E poi ricordiamoci che un bell’abbraccio, un sorriso e l’invito a trascorrere un paio d’ore insieme possono essere tanto più utili a sentirsi amati di 1000 parole.

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